mercoledì 15 giugno 2016

Quando l'essere piccini non è più importante

Chi esiste dà per scontata la propria esistenza perché la vive, e l'unico modo per contraddirla sarebbe quello di porle termine.
Ovviamente è facile capire, solo guardando il cielo stellato, di essere immersi in un mistero di non agevole soluzione, eppure questa consapevolezza non impedisce di annoiarsi e, anzi, ci fa sentire tanto piccini di fronte all'immensità dell'universo da convincerci di essere poca cosa, nell'economia universale.
Poca cosa sul piano della realtà quantitativa, ma non su quello della qualità, perché l'intelligenza umana è capace di concepire la trascendenza che supera i limiti impliciti all'esistere.
Non la si concepisce solamente, ma la si può raggiungere attraverso la maturazione delle possibilità implicite all'essere umani.
In ogni parte del tutto c'è il tutto, e il grande segue le stesse leggi che governano il piccolo perché il grande è composto dai piccoli.
La stessa noia ci dà la misura della necessità di perfezione, una perfezione che ci condurrà al centro del nostro stato dell'essere, che è attraversato dalla verticale che congiunge agli stati sovra individuali che elevano l'essere avvicinandolo alla Causa delle cause, al Mistero assoluto che acceca la mente solo al pensarlo.

Il legame che ci unisce al Mistero dà la possibilità di concepire e conoscere le ragioni dell'esistenza, che non stanno nel raggiungimento della soddisfazione emotiva chiamata felicità, ma nella conoscenza priva del dubbio attraverso la quale l'essere piccini cessa di essere importante.

lunedì 13 giugno 2016

Amare e odiare la vita


Il fatto di non poter scegliere di nascere induce ad amare la vita ma, per inversione analogica... il poter scegliere il momento della propria morte spinge al desiderio di morte.

domenica 12 giugno 2016

Sul popolo dei cinque stelle

Era prevedibile che le forze avverse avrebbero tentato di vanificare gli sforzi che la mia generazione, quella sessantottina, ha messo in atto contro il male della violenza di Stato e dei suoi servi fascisti e stragisti.
Prevedibile e inevitabile.
Eppure... eppure sono ancora vivi e pulsanti i valori di pace che la mia generazione ha forzato nella violenza di una ribellione stanca di subire.
Le persone, oggi, non sono tutte incollate davanti alla televisione, a bersi le fregnacce dette da chi in un'ora guadagna più di quanto un operaio incatenato all'avvitare bulloni risparmia in una vita di stenti.
Le carceri sono ancora affollate di poveracci ridotti alla disperazione, che lo Stato associa ai mafiosi che sono sfuggiti al suo controllo: ragazzi rovinati dall'aver fumato marijuana, la stessa erba che, oggi si sa, cura il cancro.
Stato ancora di destra che liberalizza un grammo di cocaina e colpevolizza due spinelli.
Stato che, con le sue leggi fasciste, ha spinto le giovani generazioni all'abuso di sostanze chimiche che uccidono.
Fascisti che oggi si travestono da Hotel cinque stelle dopo aver sterminato l'unica stella, quella di Salomone, cucita sulle tuniche carcerarie dei campi di sterminio nazisti.
Oggi anche la stella del popolo ebraico è diventata fascista e stragista.
Molti della mia generazione si sono venduti al potere dei soldi, cancellando un passato di speranze sono sprofondati nella vergogna che pulsa nei cuori dei violenti, che si sono arricchiti sulle sofferenze degli oppressi e sulle ossa dei bambini che cuciono i loro vestiti in paesi dimenticati e lontani.
Gli stessi paesi che visitarono da ragazzi per allargare la propria coscienza.

Io sono stato tra quelli, ma la mia coscienza si è allargata oggi, allo spettacolo offerto dai traditori della pace travestiti da oppressi, con cuciti addosso il simbolo dei cinque stelle, in mostra sui loro abiti raffinati che hanno il vezzo di cadere verso il basso allo stesso modo di quelli delle persone povere.

sabato 11 giugno 2016

Al momento opportuno...

Come non ci può essere giustizia senza verità non ci può essere verità senza giustizia. Questa è una delle leggi universali che reggono l'intero universo, si tratta solo di attendere che la giustizia si compia al momento opportuno...

Cosa è necessario fare per aprirsi alla possibilità di conoscenza dell'universale

Aprirsi al conoscere non è ancora il conoscere, è solo un aprire la porta a ciò che supera le percezioni sensoriali.
Per prima cosa occorre armarsi di un granello di sabbia, poi lo si poggi a terra e gli si dia un colpetto col dito indice.
In questo modo si notano alcune cose che, quando ben considerate, indicano la strada giusta che è la via del conoscere:

1) Si scopre che occorre una intelligenza che desidera, una intenzione e una forza, prima interiore e di seguito fisica, per cercare e trovare il granello di sabbia, poggiarlo a terra e rifilargli il colpetto col dito.

2) Si vede che c'è una gerarchia che, procedendo dall'intelligenza dell'intenzione attraverso l'emozione data dal desiderio, ordina l'azione, e dire gerarchia significa ammettere una causalità nella quale ogni causa è superiore agli effetti prodotti perché li contiene in potenza.


3) Osservando dove è finito il granello di sabbia si sa che l'intelligenza, il sentimento e la volontà non bastano per comprendere la qualità del destino del granello di sabbia, e che i colpetti dati con l'indice dovranno essere molti per riuscire a riportarlo sulla spiaggia dalla quale esso proviene e alla quale desidera ritornare per tranquillizzare l'oceano.

mercoledì 8 giugno 2016

Conoscenza e felicità


Due muratori in un cantiere: uno felice perché guarda a terra, l'altro infelice e preoccupato perché guardando il cielo si è accorto che una grossa trave sta cadendo sulla testa di entrambi i muratori. L'infelicità del secondo è superiore alla felicità del primo perché gli salverà la vita.

giovedì 2 giugno 2016

Profeti con l'orsacchiotto

In che incredibile universo viviamo, nel quale appena si pensa a una cosa miliardi di costellazioni si organizzano tra loro per smentirti. Pare di essere al tiro a segno truccato di una giostra, quando si esprime un'opinione attorno alla realtà, perché la realtà ti ha messo in mano un fucilino a gittata approssimativa, con la canna storta priva del mirino, e l'orso da colpire comincia a scorrere velocissimo avanti e indietro senza neppure accorgersi che gli stai sparando.

Alla fine del gioco si vince tutti la stessa corona di fiori che stanno appassendo, e i rari tiratori che vincono l'orsacchiotto di peluche sono chiamati "Profeti"...