giovedì 2 gennaio 2014

Stringimi forte


Stringimi forte

Un altro anno è andato
e s'avvicina il momento
che è stato guadagnato
dopo tanto tormento

Diretti verso il Cielo 
saranno i miei occhi
e il ricordo del gelo
di campana i rintocchi

Amore mio non lasciarmi
tienimi stretta la mano
e continua ad amarmi
io non andrò lontano

Tutto cambia forma
poi si guarda intorno
e una vita ricomincia
pulsa di nuovo il giorno

Solo l'amore è uguale
perché lui deve unire
quando ti fa del male
tu non lo maledire

In questo sta il mistero
fonte di morte oscura
nulla che non sia vero
soltanto il falso matura

mercoledì 1 gennaio 2014

Ottimismo e pessimismo

L'ottimismo è quella rara e particolare condizione, prima spirituale e intellettuale, di seguito anche emotiva, di chi è abbastanza saggio da sapere che è pessimista chi non ha la pazienza di aspettare la vera conclusione degli accadimenti.
Il pessimismo, invece, è la diffusa credenza che quando si aspetta la reale conclusione degli eventi si arriva alla morte che gli dà ragione.

In verità entrambe le condizioni ignorano che la realtà è solo il mezzo attraverso il quale cresce la capacità di comprensione di un essere e, insieme a questa, anche la consapevolezza che solo la conoscenza ha in se stessa il proprio guadagno, mentre l'ottimismo e il pessimismo si affidano all'azzardo delle ipotesi.

La vera storia di questa umanità nei suoi ultimi, intriganti, millenni

Al suo inizio l'umanità era divisa in due, come allo stadio: metà erano pastori e il resto, poco meno dell'altra metà - perché c'erano alcuni intellettuali a rovinare la media - erano agricoltori.
I primi erano nomadi, a causa del dover rincorrere le vacche, e i secondi stanziali, perché avevano inventato i marciapiedi per farcele stare sopra.
Non si può dire che l'evoluzione di queste persone, tanto impegnate nella fatica data dal dover sopravvivere tentando di divertirsi, sia stata costante, ma di certo ha avuto dei momenti dove il salto di qualità è stato considerevole, e tutto per merito di un solo uomo che nello stesso giorno scoprì la ruota e il fuoco, e non gli riuscì di tenere la cosa per sé. Quest'uomo ebbe in sorte la bella idea di sedersi su un pezzo di legno tondo, posto sul bordo di un declivio montano in ripida pendenza, ed era appena giunto alla conclusione che il pianeta sotto doveva avere anch'esso una forma sferica, come ce l'aveva la luna che stava guardando rapito, ed ecco che quel tronco prese a rotolare verso valle, con lui seduto sopra. Quello storico giorno la forma sferica stava prendendo la sua rivincita sull'ottusità umana, spalancandole nuovi e inaspettati orizzonti. L'uomo arrivò in basso col culo in fiamme, ma nella mente grandiose ipotesi sulla mobilità delle merci, da attuare su un pianeta rotondo e sempre in discesa. Non riuscì a guadagnare molto dalle sue scoperte perché il fuoco appena inventato aveva delle controindicazioni che lui non era riuscito a prevedere, ma alcuni testimoni videro le fiamme che lo consumavano, mentre rideva e si agitava chiedendo aiuto, e nel corso di alcuni secoli perfezionarono le sue intuizioni dando modo, alla civiltà che conosciamo, di mortificare le ambizioni di una natura naturans che, fino ad allora, aveva spadroneggiato senza avere degni avversari.

lunedì 30 dicembre 2013

La pazienza

La pazienza si consiglia di doverla portare, perché solo portandola ce ne si può liberare in fretta lasciandola cadere...

Per questo il dire "Ho perso la pazienza" è da considerarsi un'ipocrisia.

Una questione di ripristino dei danni fatti

Lo so che sto scrivendo una cazzata, ma se io fossi stato il Creatore avrei fatto in modo, per ristabilire gli equilibri spezzati durante il vivere, che dopo morti s'invertissero i ruoli predatore-preda, sfruttatore-sfruttato, uomo-donna (qui avrei fatto volentieri a meno, ma un Dio non deve fare preferenze), così da dare a tutti i derelitti di questo mondo la possibilità di vendicarsi e, nel caso di mia moglie... perdonare... :D

domenica 29 dicembre 2013

Racconto a tema

Tema

Che cosa spinge l'Intelligenza che moltiplica la semplicità, tanto da renderne incomprensibili i suoi sviluppi, ad assegnare caratteristiche peculiari a ogni essere? E cosa induce ogni individuo a essere tanto restio al dover realizzare le potenzialità implicite ai doni che ha ricevuto?

Svolgimento

Io parlo per me perché gli altri sono dei quaquaraquà. Mio padre me lo dice sempre: "Tu sei nato nella famiglia per un motivo che non ti sto a dire, ma tu ricordati di dire al professore d'italiano che dare un'insufficienza a te è come averla data a tutta la famiglia"...

Assurdità del credere scientifico...

Una delle assurde credenze che questa nostra civiltà si è data sta nella convinzione che il nuovo sia implicitamente più desiderabile del vecchio. È una convinzione derivata dall'errata teoria che interpreta l'evoluzione come fosse un automatismo esclusivamente legato allo scorrere temporale. Oggi si crede che primitivo indichi rozzo, e lo si pensa perché la scienza porta come esempio tribù di persone che hanno perduto i legami con la loro tradizione culturale, e si sono ridotte a essere inselvatichite collettività dedite alla pura sopravvivenza.
La scienza assegna valori alle cose secondo parametri di ordine quantitativo, nella convinzione che il moltiplicarsi dell'uno nei molti attribuisca a questi molti anche qualità corrispondenti a quella moltiplicazione.
Naturalmente ogni persona anziana intuisce che il nuovo non è necessariamente meglio del vecchio... solo perché ha più tempo a disposizione per peggiorare... :D
In realtà l'evoluzione ha, come rovescio della medaglia, l'involuzione.
Evoluzione significa soltanto attuazione delle potenzialità implicite al proprio essere, ma se queste ultime, invece di trovare una soluzione armonica si esaurissero nell'inazione o, peggio, seguissero una direzione contraria a ogni possibile miglioramento... il nuovo determinerebbe il degrado che conosciamo.