L'attività più appagante, anche se poco remunerativa, la si ha quando si è ragazzini, e consiste nell'immaginarsi come potrebbe essere roseo il nostro futuro. Crescendo le cose si semplificano da sé, un po' per la vicinanza alla delusione data da un futuro sempre più vicino che non deve aver dato credito ai nostri sogni, e un altro poco perché la parte più interessante di quel futuro si comporta allo stesso modo degli orizzonti che tengono, dalla nostra persona, una distanza costante.
Per fortuna a un certo punto si acquisisce la maturità necessaria a comprendere che la ciclicità, nella quale il giorno e la notte si alternano tra loro, coinvolge pure il desiderio e la delusione.
Credo sia per questo che la vecchiaia sia da considerarsi il momento migliore nell'esistenza di uno sfigato, perché quando il futuro si attenua nel dover morire... insieme a lui se ne vanno anche le angosce immotivate che ci hanno tempestato di pessimismo la vita, e resta soltanto l'ultima porta da aprire sul Mistero, il quale ha un modo di presentarsi che è, a dir poco, piuttosto di cattivo gusto, ma almeno ci lascia la speranza che dopo la vita ci sia soltanto il nulla... :D
È singolare che la pigrizia di uno che scrive storie, invece che allungarne pigramente l'azione, lo disponga ad accorciarla. Si potrebbe dire che l'indolenza di chi scrive sia rapidissima nel concedergli di esprimere i propri limiti.
domenica 5 gennaio 2014
Paragoni col magone
Suvvia, siamo onesti... se, con gli strumenti intellettuali che abbiamo oggi, dovessimo giudicare i giovani speranzosi che siamo stati, col sorriso deficiente dietro al segno di vittoria e di pace che facevamo quando eravamo hippies... se dovessimo dire dei foruncoli sulle chiappe fioriti per colpa di una macrobiotica inventata da un demente di nome Osawa, fatta di fritture ammazzafegato, perché Osawa yianghizzava tutto nella convinzione che la realtà fosse troppo Yin... se fossimo costretti a guardare come eravamo infervorati dall'idea di una società libera e anarchica, dove ognuno pensava al prossimo suo come, anzi meglio, che a se stesso... eccheccazzo! Non è che adesso possiamo dirci delusi da questi giovani coglionazzi... perché usano la K al posto del ch...
L'ingratitudine
Uno dei doni pregevoli ricevuti in sovrappiù alla nostra nascita è dato dalla possibilità di criticare tutto quello che si muove, anche se, sapendo che lo criticheremmo, se ne sta fermo aspettando che ce ne andiamo.
Criticare, è innegabile, dà delle soddisfazioni impagabili, soprattutto quando si critica qualcosa che noi non sappiamo fare. Il culmine del piacere lo si ha quando si critica il Padreterno, primo perché lui se ne sta zitto pur stando dappertutto, e secondo perché anche se si presentasse, lo inchioderemmo alla croce delle sue responsabilità... minchia, una vocina mi dice che sto esagerando...
Criticare, è innegabile, dà delle soddisfazioni impagabili, soprattutto quando si critica qualcosa che noi non sappiamo fare. Il culmine del piacere lo si ha quando si critica il Padreterno, primo perché lui se ne sta zitto pur stando dappertutto, e secondo perché anche se si presentasse, lo inchioderemmo alla croce delle sue responsabilità... minchia, una vocina mi dice che sto esagerando...
Una logica stringente
Se non ci fosse il timore non si cercherebbe di essere felici, e la paura c'è quando si teme di perdere. Ma cosa si può perdere quando, per colpa delle paure, non si è altro che degli individui spaventati dalla propria ignoranza?
venerdì 3 gennaio 2014
Orizzonti
Quando si possiede un'automobile la si guida adattandosi ai suoi difetti, così da non accorgersi che la frizione slitta fino a quando, in accelerazione, si sente che il rumore del motore sale troppo più rapido della velocità impressa all'auto.
Nella vita accade qualcosa di analogo, e si arriva a un punto nel quale il rumore dello sforzo non corrisponde più al muoversi del paesaggio intorno. Più passano gli anni e meno l'orizzonte fisico si lascia avvicinare, perché un altro tipo di orizzonte ha preso il suo posto: quello che non siamo mai riusciti a vedere con gli occhi, ma che la nostra intelligenza dice che è lì, in silenziosa attesa.
Nella vita accade qualcosa di analogo, e si arriva a un punto nel quale il rumore dello sforzo non corrisponde più al muoversi del paesaggio intorno. Più passano gli anni e meno l'orizzonte fisico si lascia avvicinare, perché un altro tipo di orizzonte ha preso il suo posto: quello che non siamo mai riusciti a vedere con gli occhi, ma che la nostra intelligenza dice che è lì, in silenziosa attesa.
Storielletta inventata, ma brevissima, attorno ai limiti che ha la "tolleranza"
Io ho un figlio che non si droga, lo tollero perché a quindici anni anch'io non mi drogavo e so cosa si prova. Ho un'altra figlia che invece si droga, la tollero perché anch'io alla sua età mi drogavo e so cosa si prova. Entrambi i miei figli non mi tollerano, e io li capisco perché so che cercano di comprendere i motivi che mi inducono a essere tollerante, invece di impegnarmi a conoscere le loro ragioni e, magari, ad aiutarli a risolverle...
Il Mistero della Libertà
Ciò che chiamiamo mistero della vita
è qualcosa che tende trappole a ognuno di noi, e non gli importa se gli
intrappolati siano ricchi o poveri, cattive o buone persone. Al Mistero
interessa solo che chi si trova all'interno di una trappola trovi il modo migliore
per uscirne, perché questo Mistero è Libertà, che usa la prigione per far
capire cosa la libertà sia.
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