venerdì 8 gennaio 2016

La truffa è apolide


La truffa è apolide, ma quando ha una nazione di appartenenza si chiama "orgoglio nazionale"...

Un tempo antico

Un tempo andato, meglio sarebbe definire antico, le persone dotate dovevano passare inosservate nascondendo i loro pregi per mostrare i difetti.

Oggi passare inosservati è molto meno complicato, basta mostrare degli occasionali sprazzi d'intelligenza...

Ogni generazione ha avuto, o ha...


Ogni generazione ha avuto, o ha, momenti per i quali essere orgogliosi e altri per i quali vergognarsi. Quella alla quale appartengo - generazione sessantottina - può essere orgogliosa di essersi estinta anzitempo, come spesso accade a chi sperimenta l'esistenza portando dimensioni sconosciute alle loro estreme conseguenze, ma deve vergognarsi della propria diffusa ipocrisia, che ha dato modo alla generazione successiva di essere indifferente ai valori fissi su cui poggia la vita.

Perché si vorrebbe vivere per sempre

Tutti vorrebbero vivere per sempre, e questo potrebbe indicare che le gioie siano più numerose dei dolori, o che i dolori siano meglio che il niente.
Ciò che convince che i dolori siano meglio di niente è l'intuizione che si debba imparare a sopportare il male per capirne le cause che occorre eliminare per vincerlo.
Riuscire a eliminare le cause del male dà gioia ed è per questo che il male è meglio di niente.
Nell'universo è il bene a generare il male e il male a generare il bene, ma sopra entrambi c'è un unico Mistero, una Unità che si esprime con la lotta che produce pacificazione, che si trasformerà in una nuova lotta che maturerà la conoscenza di sé, che è conoscenza del mondo e delle leggi universali che lo governano senza possederlo.
Quella conoscenza aprirà un varco verso stati dell'essere che non saranno più individuali, ma universali.
Ecco qual'è la ragione del male... che è superiore al male e anche al Bene.

Ecco perché si vorrebbe vivere per sempre.

sabato 2 gennaio 2016

Non stiamo lavorando per voi

In fondo l'istante che si vive nel presente è lo stesso di quando siamo venuti al mondo, e lo sarà di quello che deciderà quando ce ne andremo. In mezzo c'è il lavoro che abbiamo fatto su noi stessi, nel mio caso l'impalcatura che espone un cartello con sopra scritto: "Non stiamo lavorando per voi"... 

Il pensiero dell'aldilà

Mi gingillo spesso col pensiero dell'aldilà, di certo più di quanto gli esseri che vi dimorano si dedichino al pensare all'aldiqua.
È, il mio, un ipotizzare che mi diverte, e credo sia l'unico divertimento possibile quando si ha a che fare col dover morire.
Mi diverte soprattutto la concezione cattolica del paradiso, nella quale si prevede di avere tutti sedici anni di età, infilati in una tunica dal candore che evoca quella che si indossa nelle sale operatorie, ma chiusa sul didietro, dentro la quale si passeggia con la stessa espressione tra il beatificato e l'apprensivo che si ha dopo aver fatto la pre-anestesia, in cerca di compagnie che sappiano suonare l'arpa in un modo che sia almeno sopportabile :D
L'unica speranza che si continuerà ad avere è quella di non essere vergini, nel caso si dovesse incontrare un musulmano...

venerdì 1 gennaio 2016

Di un solo colore

La guerra a volte si rende necessaria, quando libera da una dittatura, ma anche in quell'auspicabile eventualità porta con sé conseguenze i cui effetti sono oggi sotto i nostri occhi, come sulle nostre spalle. Mi ricordo bene il dopoguerra, sono nato nel 1952 e i primi otto anni li ho vissuti in un paesino fuori Milano, più campagna che paese, con le donne che facevano ricami al tombolo sulla strada sterrata che portava nei prati coltivati a mais e rape. Un po' stavo lì, e un altro poco dalla mia amata nonnina pugliese, l'unica intelligente di una famiglia di stronzi, che abitava all'interno della cerchia della periferia cittadina, poi diventata Quarto Oggiaro - Barbon City - la Scampia del nord dove, sempre in mezzo alla strada, al posto delle donne e dei tomboli ci stavano i bulli malavitosi, quelli che mostravano facile il loro ferro coi numeri di serie limati via.
Quarantacinque anni passati lì ti temprano il carattere con le risse e i pestaggi, e se non crepi presto di eroina o di coca perché sei stato accorto, e ti sei limitato all'LSD, alla psilocibina, l'hashisc e la marijuana, al peggio finisci in galera, ma per poco.
La guerra, dicevo, ha esaltato gli animi dei sopravvissuti, disponendoli al credere che le cambiali fossero il segreto della ricchezza improvvisa, quella che ti faceva fare fotografie a tutti quelli che avevano in animo di diventare famosi sedendosi sul parafango della fiat 500 verde pisello, comprata con lo sconto perché quel colore non era ritenuto essere un esempio di dignità esistenziale.
Dagli e dagli col lavoro e le cambiali il parafango sotto al culo è cambiato, ingrossandosi come la macchina fotografica e la pancia delle persone, e dalla 500 ci si è seduti sulla 600, poi sulla Renault Dauphine e i più fortunati su quello della Giulia 1300, tenuta sempre lucida per far morire di rabbia quelli che si erano fermati alla Simca 1000 arancione che scoloriva in fretta.
Intanto i nostri vecchi lavoravano da far impallidire di vergogna le formiche, e pure noi hippie, poi diventati freak, ci sbracciavamo a passare frontiere con imboschi creativi quanto pericolosi, perché il lavoro in catena nelle fabbriche lo vedevamo come l'anticamera dell'inferno.
Nel frattempo lo Stato, democratico e cristiano come un mastino che ha in mente di farsi una barboncina, imperversava diffondendo dalla sua TV moralità a piene mani, distribuita dai telegiornali, dai giochi a quiz per dementi, dai preti e dalla mafia politica che si avvaleva della mafia assassina, dei servizi segreti e dei fascisti stragisti.
In fondo, dopo i milioni di morti lasciati a terra o nei forni crematori dall'ultima guerra, questi delitti sembravano essere solo dei danni collaterali al successo sociale che, anche se non era garantito, era comunque considerato alla portata di chiunque fosse disonesto la metà di come lo furono fascisti e nazisti.
Oggi quei tempi appaiono essere lontani; nascono movimenti nuovi che si dichiarano alternativi e giustizieri nella loro volontà di marciare di nuovo su Roma.
Si fanno chiamare "Forconi", "M5S", ma sono gli stessi fascisti travestiti che inscenano la stessa farsa, parodia di un passato colonialista dove si diceva di andare in Africa a civilizzare i selvaggi sterminandoli col gas Iprite, ma che assicurano non essere più significativa la discriminazione destra—sinistra, perché oggi siamo tutti abbracciati sotto l'unico colore di cui si veste la Giustizia: il nero.