venerdì 31 gennaio 2014

Ho battuto mio nonno

Fra tre mesi compirò sessantadue anni, quasi tre in più di mio nonno, che è morto alla fine dei suoi cinquantanove di cirrosi epatica, dovuta al fatto che è stato un alcolista. Io, invece, facendo tesoro della sua esperienza della quale ho visto il tragico epilogo, mi sono buttato sulle droghe psichedeliche e illegali, che tutti quelli che guadagnano sull'alcol dicono essere mortali, e sono ancora vivo alla faccia loro. Certo, ora sono venti anni che non fumo né faccio trip, ma pure mio nonno aveva smesso di bere da un bel po' prima di morire, solo che gli effetti disastrosi degli alcolici restano a condannarti per sempre, mentre quelli innocui degli allucinogeni non se ne vanno più, e rimangono a farti da cornice alla gioia data dal non doverli più usare per essere contenti.

Mano nella mano

Io e mia moglie siamo stati, uno per l'altra, un dono del Cielo. Un dono singolare, certo, perché tolti gli essenziali valori universali, che condividiamo senza eccezione, su quasi tutto il resto le nostre opinioni divergono, ma è da quegli importanti valori condivisi che tutto procede nel suo bisogno di complicarci la vita, ed è per questo che i nostri continui litigi hanno preso il sapore che ha il gioco dei bambini che a sera tornano, mano nella mano, sotto lo stesso tetto per riposare.

Non scambierei il mio oggi col migliore tra quelli che ho vissuto

Sono sempre stato un ribelle, e non ho mai accettato le banali convenzioni verso le quali ti piega una vita che ha in vista solo la propria sicurezza, e ora sono qui, insicuro più di quanto possa mai sognare di essere l'incertezza giovanile, con di fronte a me un universo di malanni che con tanta sollecitudine ho armato, nel mio burrascoso passato, eppure non scambierei quello presente col migliore dei giorni che ho vissuto, perché la sofferenza che provo oggi è data dall'essere consapevole, mentre quella che ha accompagnato la mia giovinezza è stata motivata dalla necessità di dover essere, oggi, consapevole.

Un errore non può essere perfetto

L'errore non raggiunge mai la perfezione a causa del fatto che, procedendo da presupposti errati, non li può modificare perché nessun effetto può cambiare la causa che l'ha generato.

Voltandosi indietro

Osservando il proprio passato sarebbe importante individuare, tra gli indefiniti rivoli del nostro aver agito, il corso principale del torrente dove quei rivoli sono confluiti, perché è quello che sfocerà nel mare del nostro destino. Un destino di acqua salata nel quale l'acqua dolce della nostra esistenza fatica a miscelarsi e a fondersi. C'è un'età, per l'uomo, nella quale è inevitabile tirare le somme della propria vita, un'età dove le giustificazioni che hanno costellato il nostro decidere contano poco, quando messe accanto al bene che avremmo potuto donare, a noi stessi e al mondo che ci ha accolto. Se c'è una relativa libertà di scegliere deve esserci, a contrastarla, un destino verso il quale questa libertà deve tendere, nell'inevitabile modo in cui il giorno cerca la notte, e a quella certa età si è tanto vicini alla notte da poterne percepire il gelo, o il tiepido calore, dell'abbraccio che sarà.

giovedì 30 gennaio 2014

Gli stadi della conoscenza universale

La conoscenza deve essere cercata costantemente, attraverso l'attenzione della propria intelligenza, in modo da essere pronti a farsi trovare dalla conoscenza e, se sarà il caso, riuscire anche a farsi accettare. La prima cosa che la conoscenza ti mostra sono i tuoi limiti intellettuali, la seconda sono le tue intenzioni spirituali, e la terza la tua debolezza interiore. Alla quarta ancora non sono arrivato...

Il ciclo perverso della "democrazia"...

A ben considerare l'umanità è interessata al miglioramento delle proprie comodità, e ad allungarsi la vita in modo da potersele godere indefinitamente. Per far questo è disposta a vivere in mezzo a una natura falsificata, modificata geneticamente con la scusa di riuscire a produrre una grande quantità di cibo per chi ha fame. In grande questa scusa è analoga a quella usata dai ricchi che si fanno votare dai poveri per governare la nazione, perché questi ricchi accampano il fatto di essere ricchi per le loro abilità nel creare ricchezza ed è facile, per loro, distribuirla a tutti. I poveri, quelli stupidi o malvagi, annaspano ai piedi delle parole di questi ricchi demoni poche briciole raccolte da terra, se le mettono in bocca e le succhiano. Non possono morderle, perché finirebbero subito e loro non possono permetterselo, perché devono sopravvivere per vendere ancora il loro prossimo voto.