lunedì 3 ottobre 2016

Estremi che si sfiorano

La piccola spiaggia di sassi si era ormai abituata alla silenziosa presenza di quell’uomo anziano il quale, col sole o con le nuvole, tutti i giorni dell’anno si accomodava sotto il salice piangente, facendosi sfiorare dalle sue fronde mentre queste ondeggiavano, cullate dalla brezza, come se stessero per tuffarsi in acqua. Le onde, rese dense dal gelo invernale, accendevano i colori sbiaditi dei sassi, accarezzando le radici di quell’albero solitario, nel loro armonico pulsare in sintonia con i battiti del cuore del lago. La solitudine, in quell’ansa del mondo avrebbe regnato indisturbata se il Mistero silenzioso non avesse deciso altrimenti. In un freddo mattino la spiaggia vuota si animò di vita, per l’arrivo di un gruppo di anatre che si fermarono a chiedere delle briciole, in cambio della loro bellezza. Un bambino da lontano le vide, e le avvicinò di corsa, sbocconcellando loro del pane che teneva tra le mani. Con la coda dell’occhio il bambino sbirciò il vecchio e il salice, e gli parvero elementi di un quadro vivente che attendeva l’allegria di un fanciullo, così si aggiunse a quella incantata presenza, senza che la tristezza potesse opporvisi. Sarebbe stato facile immaginare quale, tra i colori di quel quadro, si sarebbe opposto alla depressione emanata dall’immagine. La qualità del silenzio è conosciuta solo dalle ragioni che le parole hanno per tacere, ma il bambino non aveva ragioni da aggiungere al silenzio e salutò l’uomo, i cui occhi cercavano di mettere a fuoco, nascosti dietro le sottili fessure delle palpebre, i motivi che avevano allontanato un tenero affetto.
— Ciao— disse sottovoce il bimbo, senza disturbare l’uomo con lo sguardo
— Ciao— rispose questi, in risposta al calore della spontaneità
— Cosa stai guardando?— continuò il piccolo, questa volta fissando i ricami delle rughe che si erano animate nel rispondergli
— Cerco di ricordare il volto di mio figlio, che non vedo da tempo—
— È partito per andare lontano?—
— No— rispose il vecchio 
— Non ci parliamo più— il silenzio tentò di tornare, ma fu anticipato dalla curiosità del bambino 
— Non vuole perché sei stato cattivo con lui, o è lui a essere cattivo con te?—
— Come ti chiami?— chiese dolcemente l’uomo
— Posso chiamarti curiosino?— riprese, sorridendogli
— Il mio nome è Benedetto, ma tutti mi chiamano Bibi, dicendo che per essere benedetto dovrei smettere di imprigionare gli insetti che non vogliono giocare con me— il vecchio parve ricordare cose che non avrebbero dovuto essere importanti, ma che si erano imposte alla sua attenzione
— Sì— rispose 
— Abbiamo tutti provato a costringere la libertà altrui 
— Ma togliere la libertà anche a un solo insetto ferisce il tuo cuore, che batte perché è la libertà di non arrestarsi ad accompagnare il suo ritmo— il bimbo parve riflettere per un lungo istante
— Perché il mio cuore è libero di battere, ma non di fermarsi?— gli chiese infine
— Perché da lui dipende il rossore delle tue guance, che si allargano ad accogliere il sorriso quando riconosci la verità, e il cuore vive di quei sorrisi—

A quella risposta il bambino gioì, e i suoi occhi s’illuminarono, prima ancora di chiedersi cosa fosse la verità.

venerdì 2 settembre 2016

Visuali diverse

L'ateo: Dio non esiste
Il fedele: Dio esiste
Il religioso: Dio esiste e mi parla
Il fondamentalista: Dio esiste e mi somiglia
Il metafisico: Dio, essendo causa dell'esistenza, come tutte le cause non partecipa ai suoi effetti perché a questi è superiore
Il bambino: Dio mi regala i giocattoli
Il santo: a me ha dato solo l'intelligenza per tacere
Mia moglie: ancora stai a scrivere cazzate invece di lavare i piatti?

Moglie


Dalla mia wikipedia personale: Moglie: il modo peggiore che ha un uomo per utilizzare la propria costola

Gli Angeli


Dalla mia wikipedia personale: Angeli: esseri fatti di luce che rivelano ai Profeti la verità, ma adattandola alla forma mentis del loro popolo di appartenenza

Sui defunti atei


I defunti atei hanno il deprecabile vizio di accodarsi alla fila dei credenti, proprio mentre questi ultimi si stanno chiedendo l'un l'altro se la loro è la fila migliore.

Sul "Buon senso"...


Il senso è direzione e orientamento, e poiché la responsabilità, individuale o collettiva che sia, è data dal senso che hanno le proprie intenzioni... si deve ammettere che per "Buon senso" si debba intendere la giusta direzione delle intenzioni, e non un'oscura, perché indimostrabile nei fatti, opinione.

lunedì 29 agosto 2016

Un dono sgradito lo si dona ad altri che, forse, lo gradiranno

Nato su un pianeta sconosciuto, da genitori sconosciuti, era atteso da un'esistenza che avrebbe dovuto essere migliore di quella che aveva lasciato morendo, ma l'averla lasciata volontariamente, attraverso il suicidio, lo aveva messo in una situazione analoga a quella di un ladro che si fosse impadronito del maltolto, ed era per questo che quel bimbo intuiva, anche se vagamente, che quella nuova esistenza non gli apparteneva del tutto e che, per questo, sarebbe stata molto difficile, anche più di quella alla quale aveva posto, anticipatamente, termine. Anche se il regalo non piace non lo si butta mai via, per rispetto dovuto al donatore, e deve essere donato ad altri...

domenica 21 agosto 2016

Senza potersene accorgere


L’inferno inizialmente dà, a tutte le anime che ospita, l’impressione di essere gli unici ospiti a dover scontare i peccati dell’intera umanità, per questo è chiamato inferno.

— Me vi rendete conto?— disse l’ultima arrivata a un interlocutore invisibile

— Non riuscirete a imbrogliarmi, è la logica che me lo assicura, ed è la stessa logica che consente agli inferi di esserci
— 
— È evidente come non sia possibile infierire con una pena eterna su degli esseri che hanno sbagliato solo in un’esistenza limitata nel tempo—

Un voce, tagliente come una lama, tanto affilata quanto incapace di brillare, le rispose

— Qui non sono comminate pene, sono le stesse anime a infliggersele, per il tempo che credono sia loro necessario
— — E la prima delle pene è data dal desiderare nonostante non si disponga più di un corpo che possa soddisfare quei desideri—

L’anima entrata per ultima nelle spire delle ripercussioni esistenziali si guardò addosso, accorgendosi che il corpo che stava vedendo era solo un riflesso della sua immaginazione, come era stato quando essa era in vita, ma senza alcuna possibilità di potersene accorgere.

domenica 14 agosto 2016

Il Cielo non sembrò accorgersene

Ogni armonia deve vincere le proprie disarmonie, così un piccola cellula tumorale si sentiva a disagio in tutto quel concerto di buone intenzioni, suonato dalle altre cellule, per tenere in vita uno stronzo che odiava il mondo e l'amore.
La piccola cellula se ne era accorta e cercava di spezzare quell'equilibrio che lo sguardo di quell'essere diceva fosse ridicolo.
Dalla sua quell'uomo sapeva far ridere gli stupidi che facevano ridere, a loro volta, senza saperlo, e la sua fama divenne così forte da consentirgli di fondare un movimento politico sostenuto da stronzi convinti che la sopraffazione dei più deboli, ordita attraverso l'imbroglio... fosse una legge fascista universale. Essendo stupidi si associavano tra loro, nella convinzione che la forza non avesse bisogno dell'intelligenza, come se le quantità potesse fare a meno della qualità. Ridere degli altri sarebbe stata un'ottimo collante, la carta moschicida che compete con la merda fingendo di essere del luccicante cibo domestico.
La piccola cellula neoplastica sapeva di doversi organizzare in un movimento, allo stesso modo dello stronzo che voleva uccidere, ma lei non faceva ridere e col pianto sono in pochi a farsi fottere e quei pochi, in genere, si dedicano al credo religioso per ammazzare qualcuno, senza bisogno dell'impegno personale.
La piccola cellula decise così di affidarsi allo stesso Cielo che le consentiva di essere viva, e si moltiplicò entrando in lotta con la vita che moltiplicava gli stronzi.

Il risultato fu che nel mondo il cancro trovò la sua ragione d'essere attraverso le cattive inclinazioni di chi amava uccidere altri esseri affamandoli. Cinque stelle si spensero mischiandosi al buio della notte, ma il Cielo non sembrò accorgersene...

martedì 9 agosto 2016

Preferisce gli umili...

Aveva una natura contemplativa e spirituale, lo si poteva definire uno pneumatico, e aveva vissuto nel perenne rigore di chi sa, senza ombra di dubbio, che la legge di ripercussione non lascia scampo a chi sbaglia. Per questo mai una sola volta si era lasciato scappare un bestemmia rivolta al Cielo e ora, che era un vecchio che stava per raccoglierne il frutto lo stesso Cielo gli aveva destinato una strega di infermiera che lo pungeva da tutte le parti, spingendolo a bestemmiare il destino infame che, gli sembrava, non desse valore a tutte le volte che quel vecchio si era comportato bene mandando affanc... rigettando le tentazioni del demonio. Il Cielo non poteva fargli questo, consentendo al maligno di provocarlo fisicamente in quel subdolo modo.
La strega arrivò come al solito con la sua aria decisa che non lasciava scampo al rifiuto:— Si giri, svelto, che devo controllarle la prostata— disse lei, infilandosi un guanto in lattice che sarebbe rimasto bianco per poco
— E faccia il bravo, rilassi i glutei— La donna era grassa, e con il dito medio, quello che si sarebbe fatto carico dell'esame, esageratamente sovrappeso forse per intervento del diavolo, e il vecchio non lo vide, perché era in posizione supina, ma lo sentì penetrare in lui come fosse lava guidata dagli inferi e un bestemmia gli uscì sommessa, che il Cielo sentì, e tutta la sua misericordia parve non bastare al perdono, forse perché il vecchio, nel suo aver puntato i piedi tutta la vita per non farsi travolgere dal desiderio di peccare, era orgoglioso per esserci riuscito, e il Cielo non ama gli orgogliosi, preferisce gli umili.


giovedì 28 luglio 2016

Uno striminzito matrimonio quartoggiarese

Vivevano insieme da venticinque anni, non avevano nessuna necessità di sposarsi, ma c'era da sistemare il piano terra della stalla che Rosanna aveva deciso di trasformare in una abitazione.
A Massimo l'idea ricordava l'attraversamento del mare Rosso sangue aperto in due da Mosè, e lui si sentiva nella stessa situazione dell'esercito egiziano inoltratosi tra i flutti che lo annegarono.
— Mi danno quindici giorni di ferie pagate se ci sposiamo— gli disse lei, con l'aria candida di chi sa che fare il muratore è lavoro da uomini
— Okkey— rispose lui, sperando di ammalarsi nel frattempo.
Intanto il destino che aleggiava disegnando cerchi concentrici sempre più stretti sopra le loro teste stringeva le sue volute evitando di provare pietà.
Decisero di non invitare nessuno tranne i testimoni: la mamma di Rosanna e i genitori di Massimo.
Lo zio di Massimo, un operaio comunista, decise di presentarsi anche se non invitato per accertarsi che i due sposi non fossero uniti in nozze dal sindaco fascista Decorato - si chiamava in quel modo per mostrare che la vita sa essere anche sarcastica.
Il mattino dell'evento nessuno era agitato: nessun rinfresco niente invitati e zero regali si erano accordati per far trascorrere a tutti una giornata quasi uguale alle altre.
Arrivati al Comune di Milano in metrò si diressero verso un cancello che proteggeva un portone in legno scuro, quando un guardiano tenendo la mano alzata avvisò che l'entrata per la richiesta di cittadinanza era dall'altro lato del palazzo. Rosanna era bionda come sua madre, ed entrambe avevano l'aria di essere rifugiate dell'Est europeo o della Madre Russia, mentre i genitori di Massimo ricordavano la dignità di chi non avrebbe voluto trovarsi lì.
La sera prima Rosanna e Massimo avevano cercato tra gli argenti acquistati in India due anelli, ma erano tutti piccoli così ne tagliarono due lasciandoli neri di ossido nella convinzione che a nessuno sarebbe passato per la mente di guardarli.
Fu il primo errore, che raggelò gli animi degli addetti alla funzione civile che la mancanza di civiltà aveva voluto sovrapporre a quella religiosa.
Una donna alta e riccia vestita come una cameriera di un ristorante di lusso fece cenno a Rosanna e Massimo di posare gli anelli sul candore bianco di un piccolo cuscino bordato di pizzo.
I due anelli anneriti e rotti furono messi lì in uno stato d'animo da esecuzione capitale, sotto gli occhi increduli della cameriera di lusso che si rifiutarono di battere le ciglia così da consentire al sangue di invadere le cornee di un rosso demoniaco.

L’assessore che li sposò era un amico dello zio comunista col quale Massimo non era mai andato d’accordo da quando aveva lavorato all’Alfa Romeo come impiegato e disegnatore, perché Massimo, nei cortei interni alla fabbrica, tendeva a spintonare malamente i crumiri, cosa che gli costò undici lettere di ammonimento con minacce di licenziamento in un anno e mezzo passato in quella ditta di stronzi, tutti amici di suo padre più stronzo di loro.
In un’atmosfera che ricordava quella dei film di serie B la cerimonia iniziò col piede sbagliato che l’assessore mosse per primo…

— Vuoi tu, qui presente, Massimo Vaj, prendere in moglie la qui presente Rosanna Fioratto?— di Massimo si poteva dire di tutto, ma non che fosse presente

Il Vaj, con l’aria di chi a un processo si sente comminare l’ergastolo, finse di non capire, ma l’assessore insistette ancora per rispetto dello zio comunista col quale aveva in mente di cambiare il mondo in peggio

— La vuoi sposare o no?— Massimo accompagnò con un sì un movimento del capo che pareva essere un no.
Non contento l’assessore affrontò Rosanna, che scalpitava dalla voglia di menare le mani…
— Vuoi tu, qui presente, Rosanna Fioratto, prendere come marito Massimo Vaj?— l’assessore tralasciò di dire “il qui presente” per non incorrere nel reato di calunnia

La Fioratto disse in fretta di sì, non tanto perché lo volesse, ma perché aveva fame e si era parlato di farci un aperitivo con un pacchetto di patatine al bar che c’era lì fuori.

Sia Massimo che Rosanna evitarono di memorizzare la pappardella dei successivi doveri post matrimoniali, perché era cosa che entrambi davano per scontata da che avevano deciso di invecchiare insieme: loro due si sarebbero sostenuti a vicenda perché erano amici prima di essere amanti.

La cameriera di lusso, allampanata e rigida forse per lo spessore esagerato del trucco, porse loro gli anelli neri e rotti allungando il candido cuscino come se sorreggesse una pozione velenosa, e i due novelli sposi dovettero stringere forte i denti dal dolore per infilarseli, sapendo che se li sarebbero tolti appena varcata la porta d’uscita che, sembrò strano a entrambi, non aveva il maniglione antipanico.

Usciti dal Comune tutti si infilarono esausti nel bar sull’altro lato della strada, e i genitori di Massimo insistettero per pagare l’aperitivo, facendolo col sorriso di chi era contento di essersi messo in pari col matrimonio lussuoso pagato alla sorella di Massimo, che era andato in pezzi poco tempo dopo, come secondo loro avrebbe dovuto accadere pure a quello di Massimo e Rosanna, per un senso della giustizia che i genitori di Massimo avevano sviluppato nello stesso modo in cui i camaleonti cambiano colore secondo le deprecabili circostanze.




mercoledì 27 luglio 2016

Affrontare il domani

Impugnò la stilografica e la puntò sul foglio, attendendo l'ispirazione. Faceva sempre così quando non aveva idee convincenti.
Il pennino, però, era a sua volta bloccato dall'inchiostro che non scorreva, seccato dall'essere stato caricato della responsabilità data dal dover divulgare mezze verità per le quali non si sentiva responsabile.
D'altro canto neppure il foglio ne voleva sapere di essere gettato nel mezzo di quella rissa esistenziale; si stava così bene senza le inevitabili macchie che tempestavano lo scorrere della vita.
Sotto a quell'attesa il tavolo pareva gioire di quel momento inconcludente. Finalmente era lui a sostenere l'attesa del tempo, che si era fermato nel dubbio che attende certezze perennemente in ritardo. 
— Ma ciò che è vuoto è destinato a riempirsi— pensò il foglio, incoraggiando l'inchiostro a inumidirsi del pianto di chi sa che mai un rifiuto può durare per sempre.
Il pennino sentì fluire in sé la nuova vita, e la penna fu felice di dare alla mano la possibilità di esprimere l'intuire di un organismo complesso, lo stesso che fece un veloce scarabocchio sul foglio in attesa, contento che la penna stilografica avesse ripreso a funzionare.

C'era ancora tempo per riempire il foglio di stupidaggini, pensò l'organismo umano, e all'oggi avrebbe dedicato solo la soddisfazione che dà il sapere di essere pronti per affrontare un domani altrettanto incerto.

venerdì 22 luglio 2016

Aquiloni senza il filo

Il legame con la famiglia di nascita è forte, ma è poca cosa nei confronti del legame creato dalla condivisione degli stessi princìpi in assenza dei quali il legame famigliare è relegato al piano emotivo, ma non intellettivo.
Il "Vai dove ti porta il cuore" qui mostra tutti i suoi gravi limiti.
Io mi sforzo di dare la direzione alla mia vita che è consigliata dall'intelligenza che dà la mano al sentimento e alla volontà, perché senza questa armonia si vive come aquiloni senza il filo.

giovedì 21 luglio 2016

Dove l'intelligenza dovrà faticare

È una buona cosa che l'essere umano cerchi di capire la ragione per la quale si esista, perché tutto ha le sue ragioni d'essere. 

Anche l'accontentarsi di dare la colpa o il merito al caso, scambiandolo per una legge, ha la sua funzione nonostante dal caso non possano arrivare risposte, perché questo non aver risposte indurrà chi crede al caso a convincersi che sia il "caso" di guardare oltre, dove l'intelligenza dovrà faticare.

martedì 12 luglio 2016

La trappola della bellezza

Un essere tanto bello non poteva vivere in questo suo mondo di bruti. Mai gli era stato concesso di ammirare qualcuno che rappresentasse la perfezione che non teme confronti.
Era evidente che nell'intero universo delle diversità nulla poteva esserle paragonato. Come si potesse vivere in quello stato non gli era chiaro, lui che era odiato dal mondo nonostante avesse dei difetti.
La osservò incedere in quell'andatura regale, che sapeva coordinare tutti i suoi ventisei tentacoli che non si intrecciavano mai per la confusione.

La lunga lingua velenosa di quell'essere celestiale, uscita rapida da sotto quell'unico dente d'avorio gli attraversò il cuore, ma lui non ne soffrì, perché glielo aveva già donato.

Il lato debole di un amore forte

C'è un tipo di amore che non guarda in faccia nessuno, perché è più forte del rispetto e del dovere, nonostante sia un sentimento povero che non ha bisogno di condividere valori con la persona amata. È come una frustata di emozioni violente, che hanno bisogno soltanto dell'incrociarsi di due sguardi che stavano cercando altro, e senza sapere il perché si trovano avvinghiati nel desiderio di conoscersi e di stare vicini.

Credo sia il lato debole dell'amore, perché non ha bisogno di ragioni elevate per essere, e non ne avrà per cessare di esistere.

sabato 9 luglio 2016

Il principio primo

L'amore è il primo principio universale, ed è superiore alla procreazione. Lo prova il fatto che non esista l'amore in provetta...

giovedì 30 giugno 2016

La fame nei nostri occhi

Quanto poco conosciamo della realtà che ci assilla di coccole e punizioni, noi umani incapaci persino di valutare le caratteristiche più evidenti del mondo che ci ospita, così riottoso nel suo essere in disaccordo con l'affermazione biblica che ci assicura di essere nel diritto di proclamarci padroni di un mondo da sottomettere ai nostri bisogni. È evidente che la Bibbia non si riferisca ai bisogni dell'attuale epoca di veleni, ma a quelli che sono in armonia con le necessità che ha la natura per poter sopravvivere.
In questa corsa, dedicata al riempirsi le tasche bucate dell'egoismo, il dover lasciare alle nuove generazioni un pianeta in condizioni decenti ci pare essere un'esagerazione, inventata da chi ha intenzione di sottrarci un possibile benessere alla portata dei nostri insaziabili artigli, teoria suffragata dal fatto di avere educato i nostri figli all'egoismo sfrenato, che ce li fa apparire come fossero dei piragna pronti a seppellire i nostri scheletri scarnificati.

A sostenere il nostro perverso approccio all'esistenza ci soccorre la sensazione di essere alla fine di uno spettacolo, che ci è concesso di vivere mentre con lo sguardo incollato all'orrore che suscita una fine imminente... sgranocchiamo gli ultimi pop corn troppo duri e salati, che ancora restano in un contenitore esagerato, ma meno grande della fame nei nostri occhi.

mercoledì 29 giugno 2016

Istanbul 1978

Istanbul è città che si allarga per una settantina di chilometri di follia, irraggiata in tutte le direzioni, forse anche verso l'alto e il sottosuolo. Lì si possono incontrare vecchie auto americane, come si trovano solo a Hollywood e a Cuba, ma con montati sotto al cofano fragorosi e fumosi motori di Pulmann. Spesso queste auto non hanno nemmeno la targa. Per le strade tutti suonano senza interruzione i clacson, più facilmente le trombe, dei mezzi che guidano in uno sbuffare ansioso che pare di animali meccanici, coscienti in misura maggiore dei fanciulli che li stanno guidando, riverenti soltanto a tutto ciò che mortifica, senza freni inibitori, l'intenzione di dare importanza alla vita del prossimo. 
L'incastonarsi, in tutta questa selvaggia baraonda, dell'anelito innalzato in preghiera del Muézzim, pare un atto di salvataggio estremo verso una città deforme che nel suo intimo vorrebbe morire di gioia estrema. Camminando insieme alla selva di gambe che pare non avere una sua destinazione, incrocio un gatto verdastro che pare intuire il mio stupore e mi fissa incredulo, non condividendo la mia inadeguatezza. 
Sul canale del Bosforo una spiaggina inizia dal niente, addossata a un muro di grosse pietre che la osserva allargarsi nel suo proseguire che, deviando verso la profondità dei flutti, si mastica un mare sporco e pericoloso, oltraggiato da enormi navi. Delimitazioni di pali e reti, indebolite e strappate dalla ruggine, dividono la lingua di terra in spicchi che s'ingrandiscono, in modo direttamente proporzionale tra loro, e che si allungano con l'allargarsi in fuori, cambiando l'aspetto di quelle aspirazioni che vorrebbero essere spiagge che si appropriano di terra con il loro allontanarsi dalla povertà iniziale di quel primo lembo nudo il quale, nel suo arrancare, si è presto ritrovato l'ostacolo di una sedia scassata di legno, oltre la cinta di rete con la quale confina, e che sta osservando, delusa a sua volta, il tavolino della spiaggia più in là ancora, che si distende a partire dal suo fianco malato, per spegnersi nell'invidia di un altro tavolo ancora, che non è più suo, e che possiede due sedie di fòrmica scheggiata, simili a quelle di un ambulatorio abbandonato, avvitate su tubi di ferro che avrebbero voluto essere cromati, e che discutono tra loro di un futuro improbabile. Per questo sputano veleno, tutti coesi, sull'altro pezzo di spiaggia ancora più largo il quale, coraggioso, osa addentrarsi più in profondità nei flutti coi quali litiga senza sperare in una vittoria, combattendo solo per pavoneggiarsi nel vanto di avere uno sgabbiotto di legno marcio da difendere e un ombrellone, rivoltato da un vento che gli gioca insieme, impietoso. 
Ma nemmeno questa spiaggia è felice, perché è costretta a piegarsi all'ultimo e decoroso pezzo di terra, quasi dignitoso, il più largo e meno brutto di tutti, con addirittura due panchine impiantate davanti a una casetta miniaturizzata, in masonite marrone, fermata da cumuli protettivi di sabbia sassosa, scura e incatramata, che la incolla a pietre infernali e laviche, ed è difesa da cubi di cemento frangiflutti, irti di tondini contorti di ferro arrugginito che paiono artigli, pronti a difendere dai mostri galleggianti che urlano fumo davanti al loro coraggio. 
Ignorando questa lotta epica un uomo imponente si tuffa, insaccato in una muta composta di pezzi di camera d'aria di camion, vulcanizzati tra loro, a cacciare improbabili pesci impugnando un fucilino a elastici del color della nicotina, senza un segnale, galleggiante e sfrontato, per allertare i natanti che la preda umana da tranciare nelle loro eliche è lì, ossequiosa davanti alla volontà omicida di chi è sicuro che le speranze di sopravvivenza stiano esclusivamente nella commistione di forza bruta e crudeltà sprezzante.
Più su, in un parcheggio di camion dai colori sbiaditi dal tanto correre, un parrucchiere da strada agita le monetine contenute nella larga tasca frontale del suo verde grembiule, per richiamare l'attenzione di un mondo spettinato, e approfitta dei grossi specchi retrovisori di mastodontici mezzi addormentati, salendo veloce sulle loro predelline per specchiarsi e ammirare il pettine che si passa, con voluttà, tra i capelli intrisi di brillantina allontanando così, a ogni passata, un nugolo di mosche appollaiatosi sopra che svolazza via per ritornare, subito dopo, a incollarsi impavido sulla luccicante superficie compatta.

Sul retro di quel palcoscenico mondano un uomo mostra a un altro uomo come è facile andare in bicicletta, e per un poco pedala gagliardo facendo evoluzioni, e un mazzetto di lire turche cambia di mano contemporaneamente alla bicicletta sulla quale l'altro, l'apprendista, sbanda paurosamente, rassegnato e con un piede per terra, per tornare a riprendersi deluso i suoi soldi, riconsegnando all'altro la sua bici sulla quale il proprietario risale un'ennesima volta ancora, ricominciando a pedalare dietro a uno smagliante ed estasiato sorriso. E lo scambio prosegue più e più volte, perché è così che si impara a pedalare in Turchia, quando non si possiede una bicicletta, allo stesso modo nel quale si vive quando non si è padroni della propria vita.

venerdì 24 giugno 2016

Realtà ancora più reali

Eccheccazzo! Sono stato sbattuto su questo pianeta senza che nessuno mi abbia chiesto cosa ne pensassi. Okkey, è bellissimo qui, ma non dappertutto. Sono stato piazzato a Quarto Oggiaro, la Scampia del nord, dove gli ammazzamenti lottano con le nuove nascite per ridefinire un primato che anche a Scampia ci invidiano.
Ma non è finità lì: la famiglia che mi ha generato trasmettendomi più difetti che pregi era composta da stronzi con l'aggravante che più invecchiano e meno li si può toccare.
In aggiunta mi è stato rifilato un carattere che diventa combattivo solo quando è certo della propria sconfitta.
In questo maleodorante scenario si capirà facile che io non mi senta in colpa di essermi avventato sulle droghe allucinogene, senza paura di poter precipitare in una angoscia paranoica dato che quella era la musica di sottofondo dello spettacolo dato dalla mia esistenza.
Come ho accennato sopra io divento coraggioso e temerario solo quando la sconfitta non ha alternative possibili, e questo mi ha concesso di affrontare incubi, che avrebbero riempito i calzoni di chiunque, senza dovermi preoccupare dell'odore che quel riempimento emanava.
Ho avuto una vita a dir poco avventurosa proprio in virtù del mio elevato grado di sopportazione verso le disgrazie, che si sono succedute come spettatori in fila davanti all'entrata di un cinematografo di periferia che proietta un solo film decente ogni dieci anni, ma non mi lamento perché i ricordi mi impediscono di annoiarmi.
Oggi, che vivo isolato coltivando gli orti che i barbari autoctoni mi danneggiano per divertirsi, sono finalmente quasi tranquillo e capace di ammirare il panorama senza chiedermi chi si nasconda dietro. Parlo con gli insetti, che solo apparentemente non trovano interessanti le mie dissertazioni sulla migliore posizione da tenere per succhiar via il polline dai miei fiori, e rispondo ai richiami degli uccelli anche quando non sono rivolti alla mia persona.

Si può dire che io sia felice, ed è un vero peccato che non sia la felicità il fine della mia esistenza, altrimenti l'avrei già raggiunto, anche se una realtà che sia possibile raggiungere apre la porta ad altre realtà che non ci si immagina possano essere ancora più reali.

mercoledì 15 giugno 2016

Maledetti cookie

Maledetti cookie, che danno informazioni su di me andando a frugare nel cassetto ove tengo le mutande sporche, in attesa che si liberi posto nella lavatrice.
Maledetti loro e le calunnie a cui credono...
Il risultato è che facebook mi impesta la pagina, quella che io imposto sui problemi dati dalla mia inclinazione alla spiritualità, di pubblicità di protesi dentarie, erbe contro l'ingrossamento prostatico, impasti contro la calvizie e suggerimenti per pagare le tasse in modo agevolato.

Maledetti cookie che, ormai l'ho capito, telefonano alla mia ex portinaia, che mi detestava, per raccogliere informazioni su di me, dato che con Google Map non riescono a individuarmi nelle parti basse...

Quando l'essere piccini non è più importante

Chi esiste dà per scontata la propria esistenza perché la vive, e l'unico modo per contraddirla sarebbe quello di porle termine.
Ovviamente è facile capire, solo guardando il cielo stellato, di essere immersi in un mistero di non agevole soluzione, eppure questa consapevolezza non impedisce di annoiarsi e, anzi, ci fa sentire tanto piccini di fronte all'immensità dell'universo da convincerci di essere poca cosa, nell'economia universale.
Poca cosa sul piano della realtà quantitativa, ma non su quello della qualità, perché l'intelligenza umana è capace di concepire la trascendenza che supera i limiti impliciti all'esistere.
Non la si concepisce solamente, ma la si può raggiungere attraverso la maturazione delle possibilità implicite all'essere umani.
In ogni parte del tutto c'è il tutto, e il grande segue le stesse leggi che governano il piccolo perché il grande è composto dai piccoli.
La stessa noia ci dà la misura della necessità di perfezione, una perfezione che ci condurrà al centro del nostro stato dell'essere, che è attraversato dalla verticale che congiunge agli stati sovra individuali che elevano l'essere avvicinandolo alla Causa delle cause, al Mistero assoluto che acceca la mente solo al pensarlo.

Il legame che ci unisce al Mistero dà la possibilità di concepire e conoscere le ragioni dell'esistenza, che non stanno nel raggiungimento della soddisfazione emotiva chiamata felicità, ma nella conoscenza priva del dubbio attraverso la quale l'essere piccini cessa di essere importante.

lunedì 13 giugno 2016

Amare e odiare la vita


Il fatto di non poter scegliere di nascere induce ad amare la vita ma, per inversione analogica... il poter scegliere il momento della propria morte spinge al desiderio di morte.

domenica 12 giugno 2016

Sul popolo dei cinque stelle

Era prevedibile che le forze avverse avrebbero tentato di vanificare gli sforzi che la mia generazione, quella sessantottina, ha messo in atto contro il male della violenza di Stato e dei suoi servi fascisti e stragisti.
Prevedibile e inevitabile.
Eppure... eppure sono ancora vivi e pulsanti i valori di pace che la mia generazione ha forzato nella violenza di una ribellione stanca di subire.
Le persone, oggi, non sono tutte incollate davanti alla televisione, a bersi le fregnacce dette da chi in un'ora guadagna più di quanto un operaio incatenato all'avvitare bulloni risparmia in una vita di stenti.
Le carceri sono ancora affollate di poveracci ridotti alla disperazione, che lo Stato associa ai mafiosi che sono sfuggiti al suo controllo: ragazzi rovinati dall'aver fumato marijuana, la stessa erba che, oggi si sa, cura il cancro.
Stato ancora di destra che liberalizza un grammo di cocaina e colpevolizza due spinelli.
Stato che, con le sue leggi fasciste, ha spinto le giovani generazioni all'abuso di sostanze chimiche che uccidono.
Fascisti che oggi si travestono da Hotel cinque stelle dopo aver sterminato l'unica stella, quella di Salomone, cucita sulle tuniche carcerarie dei campi di sterminio nazisti.
Oggi anche la stella del popolo ebraico è diventata fascista e stragista.
Molti della mia generazione si sono venduti al potere dei soldi, cancellando un passato di speranze sono sprofondati nella vergogna che pulsa nei cuori dei violenti, che si sono arricchiti sulle sofferenze degli oppressi e sulle ossa dei bambini che cuciono i loro vestiti in paesi dimenticati e lontani.
Gli stessi paesi che visitarono da ragazzi per allargare la propria coscienza.

Io sono stato tra quelli, ma la mia coscienza si è allargata oggi, allo spettacolo offerto dai traditori della pace travestiti da oppressi, con cuciti addosso il simbolo dei cinque stelle, in mostra sui loro abiti raffinati che hanno il vezzo di cadere verso il basso allo stesso modo di quelli delle persone povere.

sabato 11 giugno 2016

Al momento opportuno...

Come non ci può essere giustizia senza verità non ci può essere verità senza giustizia. Questa è una delle leggi universali che reggono l'intero universo, si tratta solo di attendere che la giustizia si compia al momento opportuno...

Cosa è necessario fare per aprirsi alla possibilità di conoscenza dell'universale

Aprirsi al conoscere non è ancora il conoscere, è solo un aprire la porta a ciò che supera le percezioni sensoriali.
Per prima cosa occorre armarsi di un granello di sabbia, poi lo si poggi a terra e gli si dia un colpetto col dito indice.
In questo modo si notano alcune cose che, quando ben considerate, indicano la strada giusta che è la via del conoscere:

1) Si scopre che occorre una intelligenza che desidera, una intenzione e una forza, prima interiore e di seguito fisica, per cercare e trovare il granello di sabbia, poggiarlo a terra e rifilargli il colpetto col dito.

2) Si vede che c'è una gerarchia che, procedendo dall'intelligenza dell'intenzione attraverso l'emozione data dal desiderio, ordina l'azione, e dire gerarchia significa ammettere una causalità nella quale ogni causa è superiore agli effetti prodotti perché li contiene in potenza.


3) Osservando dove è finito il granello di sabbia si sa che l'intelligenza, il sentimento e la volontà non bastano per comprendere la qualità del destino del granello di sabbia, e che i colpetti dati con l'indice dovranno essere molti per riuscire a riportarlo sulla spiaggia dalla quale esso proviene e alla quale desidera ritornare per tranquillizzare l'oceano.

mercoledì 8 giugno 2016

Conoscenza e felicità


Due muratori in un cantiere: uno felice perché guarda a terra, l'altro infelice e preoccupato perché guardando il cielo si è accorto che una grossa trave sta cadendo sulla testa di entrambi i muratori. L'infelicità del secondo è superiore alla felicità del primo perché gli salverà la vita.

giovedì 2 giugno 2016

Profeti con l'orsacchiotto

In che incredibile universo viviamo, nel quale appena si pensa a una cosa miliardi di costellazioni si organizzano tra loro per smentirti. Pare di essere al tiro a segno truccato di una giostra, quando si esprime un'opinione attorno alla realtà, perché la realtà ti ha messo in mano un fucilino a gittata approssimativa, con la canna storta priva del mirino, e l'orso da colpire comincia a scorrere velocissimo avanti e indietro senza neppure accorgersi che gli stai sparando.

Alla fine del gioco si vince tutti la stessa corona di fiori che stanno appassendo, e i rari tiratori che vincono l'orsacchiotto di peluche sono chiamati "Profeti"...

venerdì 27 maggio 2016

Cosa è l'istruzione scolastica

È quella cosa che declama la cultura nozionistica, sostituendo la comprensione con la memorizzazione. I libri sono presentati come lo strumento di conoscenza indispensabile alla crescita intellettuale dei giovani, e sono libri che trasmettono l'incomprensione degli adulti all'incapacità di comprendere delle nuove generazioni.
È per questo che la cultura parte alla ricerca di significati esistenziali per arenarsi sulla battigia della stupidità, serrando gli occhi a una luce che non si lascia guardare da chi intende essere la cultura un'agevolazione economica per aumentare il proprio inutile prestigio. Infine ogni cultura, tra le innumerevoli esistenti, contraddice le altre diverse culture nate dal sentire emotivo con fini di lucro, nell'incapacità totale di riconoscere le leggi universali che sono la norma dell'esistenza. Culture morali che guardano alle diversità del colore della pelle, e alle possibilità di dissanguare i più deboli, non possono essere accostate alla Verità di un'esistenza che illumina tutti con un unico sole uguale per tutti.
È in quest'ottica che le scuole insegnano a tutti le stesse nozioni, costringendo le intelligenze, attraverso un sentire emotivo comune, all'interpretazione egoistica della vita che vede lo studio come la via migliore per affilare la capacità di taglio della lama dell'egoismo.

Una lama che non sa riflettere la luce.

mercoledì 25 maggio 2016

E che ne so io?

— Mamma?
— Perché la parola più usata è: "Perché"?—


— E che ne so io?—

Ma che domande mi fai?

— Mamma?
— Perché Dio ha così tanti nomi?—

— Ma che domande mi fai, piccolina...

— È per non farsi beccare facile sotto casa—

martedì 24 maggio 2016

Troppo immaturi

Si nasce troppo immaturi perché ci sia chiesto il consenso di nascere, e si vive troppo immaturi per confermare quel consenso ma, alla fine, si muore chiedendosi: "Che cosa sarà di me?", nell'unica certezza della nostra vita: quella data dal sapere di essere ancora troppo immaturi.

Errori su errori

Non bisognerebbe essere terrorizzati da ciò che ancora non si conosce, perché basta e avanza la paura di ritornare a vivere gli errori del nostro passato per doverne aggiungerne altri.

venerdì 20 maggio 2016

Cosa c'è di meglio?

Cosa di meglio si poteva aspettare, la mia generazione sessantottina, di una battaglia contro i disvalori fascisti criminali che, nel dopo guerra, ancora imperavano nei capi famiglia e nello Stato di polizia?
Niente supera il piacere dato dal lottare contro le ingiustizie e gli infami che le attuano per arricchirsi rubando, è stato un onore mettersi contro una religione come quella cattolica, degradata al punto di non ritorno dove è ammesso lo stupro di innocenti bambini, anche disabili. Preti che acclamano il Padre eterno con un tifo da stadio, dicendo che il Padre è così misericordioso da perdonare tutti tranne Giuda il traditore, quando si sa che la pietra angolare della Chiesa cattolica è San Pietro che tradì tre volte Gesù.
Giuda si impiccò per il rimorso, e San Pietro morì martire. Non c'è differenza tra i due nell'essersi pentiti, eppure i preti dicono che Giuda è l'unico ospite dell'inferno, dannato per l'eternità, mentre san Pietro fa il portinaio al cancello del paradiso. 
Cosa c'è di meglio di una lotta contro questa gentaglia che crede nello stesso modo dei bambini, chiamando quel credere "FEDE"?
La mia generazione è stata delusa dai risultati del suo aver lottato?
Certo che sì, ma che conta nelle azioni è l'intenzione, non i risultati che sono il frutto delle contaminazioni esterne.
Vero è che molti di noi erano ipocriti, ma la nostra violenza era contro la violenza, e ha il diritto di chiamarsi legittima difesa.
I comunisti come mio padre non erano diversi dai fascisti: picchiavano i bambini e li azzittivano dicendo che il diritto di parola lo si poteva guadagnare solo se si fosse appartenuti a una catena di montaggio, perché è l'avvitare bulloni che sviluppa l'intelligenza.
Cosa c'è di meglio che lottare contro un fascismo e un razzismo entrato tanto in profondità negli animi delle persone abbiette e stupide... da essere scambiato per il diritto di imporsi all'innocenza?
L'oggi è il risultato di uno ieri a causa della cattiveria e dell'egoismo dei molti, non della generosità dei pochi che hanno lottato per essere liberi in un mondo di schiavi che leccano il culo dei potenti.
Io dentro di me sono libero e felice, perché non ho mai smesso di lottare contro il male, anche se so che sarebbe preferibile amare il bene che odiare il male.

Però qualcosa di meglio ci sarebbe, ed è nel comprendere la nostra natura, con le sue estese limitazioni, nella nuova lotta da attuare, finalmente contro tutto ciò che ci tiene legati al mondo della lotta per la libertà... che deve esserci se esistono le costrizioni che la negano.

domenica 8 maggio 2016

Il rinunciare ad amare

Una natura dove per sopravvivere ci si mangia a vicenda non può essere perfetta, e non lo è perché tutta la realtà manifestata esiste per perfezionarsi. L'equilibrio generale e relativo di ogni insieme è dato dalla somma dei disequilibri particolari dai quali l'insieme è composto, così per migliorare il generale occorre migliorare i suoi componenti particolari. Chi vive nella natura ha quindi il dovere di migliorarsi contribuendo a migliorare l'insieme. Dunque se si può, e molto spesso questo è possibile, si deve evitare di mangiarsi a vicenda e cibandosi di frutta e verdure bisogna astenersi dal creare condizioni che siano mortali per i vegetali che ci danno il nutrimento.

I fascisti, quelli comunisti compresi insieme a tutti quelli che si sentono dei Re, che impostano il loro credo sulla convinzione che sia inevitabile sopraffare il prossimo, si meritano di essere ciò che sono, dovendo così rinunciare a tutte le possibilità che l'amare offre.

domenica 1 maggio 2016

martedì 26 aprile 2016

L'orgoglio

Tra tutti i sentimenti l'orgoglio è quello che meno ha timore del ridicolo: si è orgogliosi dei propri figli, come se il merito di ciò che di buono fanno sia di chi li ha fatti. 
Si è orgogliosi di essere nati in una nazione, come se fosse un merito nascere in un posto invece che in un altro.
Si è gonfi d'orgoglio per la propria razza di appartenenza, anche se è un orgoglio indifferente al fatto che le scimmie non sono orgogliose che gli umani credano di essere il loro miglioramento razziale.
Si è orgogliosi di ciò che si crede di sapere, anche quando quel sapere lo si è preso da altri che l'hanno copiato da altri ancora che si sono ispirati al primo che si è inventato tutto.
Si è orgogliosi del colore della propria pelle, che poi si tenta di schiarire o di inscurire quando nessuno ci guarda.
Si è persino orgogliosi di essere grassi e ammalati, o ancora vivi dopo un gravissimo incidente.

Si è pieni di orgoglio quando si delinque riuscendo a farla franca, e se alla fine il proprio orgoglio non basta a farci cambiare idea sulla decisione che abbiamo preso di farla finita con questa vita di merda... si è orgogliosi di aver rimandato il suicidio a data da destinarsi in un giorno dove si sarà orgogliosi di esserci finalmente riusciti.

mercoledì 20 aprile 2016

Sarà solo opera nostra

Quanto è lunga, ripida e faticosa, la strada da dover percorrere per migliorarsi anche di poco; siamo figli della centralità spirituale che è al centro di ogni essere, e dal centro elargisce ciò che il nostro ego crede di essere.
Ci sentiamo tutti lo stesso "io", quello che assicura la nostra diversità nel suo essere lo stesso "io" per tutti.
Non è contraddittorio sapere di essere tutti lo stesso "io"?
Che cosa ci fa sentire in questo modo la nostra identità, diversa dalle altre identità che ognuno chiama "io"?
È la centralità di ognuno, identica a se stessa per tutti gli esseri, che ci dà questa nostra certezza, uguale per tutti perché figlia dello stesso Mistero che ci guarda vivere senza interferire con la libertà di essere che ci ha dato.
Questo centro è la Libertà assoluta che chiamiamo Dio e che, essendo assoluta, è nello stesso istante senza tempo sia contenuto che contenitore.
È Verità al di sopra del tempo che si esprime nel buio, l'oscurità che si lascia illuminare dall'Intelligenza che permea tutto ciò che è.
Conoscere se stessi significa essere identificati alla propria centralità spirituale, ed essere padroni di sé attraverso l'attuazione nel proprio vivere della Verità che si è conosciuta.
Quale sfida migliore della Perfezione di sé potrebbe immaginare chi è imperfetto?
È per questo che la libertà che abbiamo è relativa, perché se non lo fosse noi non avremmo meriti, e la libertà è un merito.

Ci è stata donata la carta da pacco col nastrino colorato della nostra intelligenza, ma ciò che dovremo avvolgerci sarà solo opera nostra.

martedì 19 aprile 2016

Il danno subito dall'essere in vita

Ogni realtà è conseguenza di una realtà che le è superiore perché sua causa, dunque anche l'esistenza considerata nel suo insieme ha necessariamente una causa che le è superiore e alla quale tutto l'esistente, umanità compresa, tende.
L'essere umano chiama questa causa "felicità" la quale, discendendo con l'allontanarsi dal suo principio, dà modo all'infelicità di essere.
La relativa libertà di scegliere è la condizione che dà o toglie valore al nostro decidere chi o cosa essere, ma il centro del nostro essere relativamente liberi è occupato dalle nostre reali intenzioni, che non subiscono le imposizioni esterne che la vita impone.
Così sia le possibilità di essere felici che quelle dell'infelicità sono contenute in potenza nella nostra libertà di essere.
In fondo nulla che sia esterno al nostro poter scegliere è degno di essere definito una felicità.

Essa è la preziosa perla formata dal nostro rimediare al danno che abbiamo subito dall'essere in vita.

giovedì 14 aprile 2016

L'età della pietra


L'età della pietra non era male, considerato che le pietre erano gratis e servivano a un sacco di cose: ci si facevano le case, gli utensili, le armi, le ruote e riducevano di molto i problemi derivati dalla selezione del proprio partner, che invece di contare sul colpo di fulmine faceva affidamento sul colpo di pietra...

mercoledì 13 aprile 2016

L'illusione della felicità

— Nessuno che si chieda cosa sia la felicità potrebbe essere felice— così rifletteva un vecchio passeggiando nel parco dell'ospizio che stava dissanguando i suoi figli.
— Mentre nessuno si domanda cosa sia l'infelicità altrui, credendo che la sofferenza di ognuno possa esaurire quella curiosità— 
In bilico sul suo stanco incedere il vecchio puntò l'unica panchina che vide libera.
Si immaginò che quella fosse la sua felicità, e un sorriso gli storse verso l'alto l’angolo ancora sensibile di una bocca che schivava le emozioni.
Era bella quella panchina, almeno quanto doveva essere la felicità: calma e immobile sopportava il bisticciare delle ombre che un platano disegnava sul suo verde inscurito dalle piogge.
Avrebbe desiderato morire lì, piegato sulla sua felicità finalmente guadagnata.

Le si sedette sopra, considerando lo spettacolo delle ombre attorno come se fossero state le stesse che intristirono la sua esistenza, e si accorse che erano più belle di quelle che litigavano rincorrendosi sulla sua nuova felicità, quella che gli stava sotto travestita da panchina.

lunedì 11 aprile 2016

Breve lezione sulla politica italiana

— Cosa è un fascista?—

— Un fascista è uno convinto che la prima legge della natura imponga di schiacciare i deboli per far divertire i forti, e lo crede non ignorando di essere debole, malvagio, razzista e stupido.
È per questo che è fascista, perché i fascisti si sentono forti quando si alleano con altri fascisti, nella convinzione che la quantità possa sostituire la mancanza di qualità.—

— Ma così sono anche i comunisti...—

— C'è una differenza sostanziale, perché i comunisti è vero che danno importanza alla quantità, ma lo fanno per difendersi dai pochi padroni che sfruttano le persone deboli e indifese utilizzando i fascisti per spaventarle. Poi diventano spesso padroni a loro volta e si comportano come i fascisti—

— E i democristiani?
— Chi sono i democristiani?—

— Sono gli ipocriti che fingono di non sapere che il cristianesimo non può essere democratico, e fingono per imbrogliare chi è poco intelligente—

— E i cinque stelle chi sono?—

— Sono le puttane che si sono comprate l'hotel a due stelle dai fascisti e l'hanno abbellito all'esterno—

— E i leghisti?—

— I leghisti sono i ladri diventati razzisti perché i ladri non vogliono condividere il loro bottino—

— E la sinistra estrema?—

— Sono quelli che quando hanno un momento libero vanno nei migliori ristoranti di Cortina a cenare e a ridere con i loro finti avversari—

— E chi sono i cattolici?—

— Sono quelli convinti di poter impunemente rubare e delinquere, perché Gesù ha pagato in anticipo per i loro peccati passati e futuri.

Il cattolico crede che l'inferno sia vuoto perché Dio è amico loro—

sabato 9 aprile 2016

Mica è facile

La morte lo sorprese con un lampo di luce che lo accecò per un istante, sufficiente a guardare quello che restava della propria auto, ma non il suo corpo all'interno.
La vita e la morte condividono il "per ora", perché entrambe amano le sorprese, dunque lui, per ora, sapeva di essere ancora lo stesso io che aveva sonnecchiato malvolentieri dentro a un corpo umano.
Con cosa vedesse lo ignorava, perché i suoi occhi erano rimasti attaccati al corpo, e lui immaginava fossero ancora spalancati a sbirciare un futuro oscuro dietro al sangue rappreso che li incorniciava. Chi glieli avesse chiusi avrebbe chiuso insieme a essi anche briciole di sangue. Pensò che gliele avrebbero aspirate più tardi, per dare alla salma quell'aria seria che correggevano un poco dando alle labbra una leggera piega all'insù, con la colla a presa rapida, istantanea come era stata la sua morte.
Lui era avvezzo al futuro incerto, e sapeva riconoscerne le deviazioni dai lividi che la vita gli lasciava addosso, ma ora non aveva un addosso da guardare e neppure un di fuori, perché non stava all'interno di uno spazio, ma in una dimensione nuova per il suo essere, qualcosa che avrebbe potuto descrivere con la parola interiore, se avesse avuto un esteriore al quale opporla.
Non potendo contare sulla fedeltà delle percezioni si chiese quando la solitudine avrebbe lasciato posto agli amici morti prima di lui, così da avere informazioni sulla natura dei possibili destini ai quali sarebbe andato incontro.

Mica è facile saper riconoscere l'inferno dal paradiso, quando entrambi ti terrorizzano...

giovedì 7 aprile 2016

Non ho figli...

A volte mi chiedo se avessi avuto dei figli come li avrei educati; sarei forse stato un padre rompicoglioni?
Mi sa di sì.
Li avrei indottrinati?
Mi sa di sì.
Avrei voluto che avessero una vita diversa dalla mia e migliore?
Mi sa di sì.
Mi sarebbero stati antipatici i loro amici?
Mi sa di sì.
Sarei stato assillante nello sconsigliare a mia figlia di uscire con "quello stronzo"?
Mi sa di sì.
Avrei mostrato disinteresse sulle qualità intellettuali delle ragazze che si sarebbe scopato mio figlio?
Mi sa di sì.
Cazzo, non ho figli ma già mi creano problemi... 


La stessa forma delle sue ali

Chi meglio di lui poteva conoscere il modo che l'esistenza ha di strisciare sulla sofferenza e la gioia, stendendosi e contraendosi come solo i bruchi sanno fare?
Lui si muoveva seguendo lo stesso ordine imposto dal Mistero anche alle galassie, senza sentire il bisogno di ringraziare il Cielo che non lo voleva diverso.

Avrebbe presto scoperto di avere in sé lo stesso destino di tutti gli esseri, quello che trasforma il penoso attrito nel leggero appoggiarsi al vento che ha la stessa forma delle sue ali.

venerdì 11 marzo 2016

Lo stesso infernale destino

Il Mistero che mi ha dato la capacità di saper scrivere decentemente ha previsto io potessi usarla per tentare di far traballare convinzioni vendute per certezze, che avvelenano anche le poche intelligenze rimaste in piedi in questa nostra epoca di degrado culturale, priva di valori diversi da quelli che riempiono le tasche, nella quale il domandarsi le ragioni d'essere degli accadimenti è stato sostituito dalla cieca fede nutrita per teorie pseudo scientifiche, che illudono tutti tranne chi le ha inventate.
La barriera psichica è stata eretta da tempo, per limitare la vista di un panorama immeritato, e oggi importa più la struttura dei suoi mattoni divenuti solidi proprio mentre l'attenzione del mondo si aspetta che sia presto trovato il mattone di Dio, quello che consenta alle nullità di poter creare dal nulla.
Si dicono grandi scienziati, si premiano investendo risorse sottratte ai poveri del pianeta per far correre particelle di energia, dal cui impatto sperano di estrarre l'oro che servirà a sostituire le maniglie delle porte delle loro ville, e a decorare gli sciacquoni dei loro cessi di porcellana, non certo a sfamare gli scheletri bambini che non riescono neppure a piangere perché non sanno cosa sia la speranza.
Si inventano guerre per avere un nemico da umiliare e armi da vendere, e lasciano cadere dall'alto un soldino nella ciotola delle speranze deluse, perché faccia molto rumore attirando i consensi di chi si lava l'anima organizzando le fastose feste di beneficienza, nelle quali mostrare abiti cuciti da mani che tremano per la fame.

Ricchi schifosi, alleati con chi li difende facendo politica, diffondono malattie per vendere i vaccini immagazzinati prima che i virus siano stati diffusi, si muovono come mosche sul corpo piagato e senza fiato dell'umanità, decomponendolo prima che muoia attraverso il succhiare le sue ultime speranze di poter sopravvivere alla cattiveria, la stessa che trascinerà predatori e vittime nello stesso infernale destino che farà rinascere tutti invertendone i ruoli.

domenica 6 marzo 2016

Il proprio, improbabile, futuro

La generazione nata nel dopoguerra del secondo conflitto mondiale dovette subire lo strascico del fascismo, che non si accontentò di aver provocato milioni di morti per riempirsi le tasche, nel suo aver mantenuto viva e attiva l'emulazione della predazione, come se questa fosse una via di realizzazione necessaria al raggiungimento della soddisfazione personale, fondata sul patriottismo che allontana a calci da sé l'amore che regge l'universo.
Per svincolarsi dalla stretta mortale, e poter crescere tra le macerie che sostituirono gli antichi valori perduti, i nuovi nati si ispirarono ai fiori e al loro vivere senza farsi ombra l'uno con l'altro.
Fu il tempo degli hippie e delle comunità nate nel rifiuto della violenza famigliare, impegnata a riempire scatoloni di cambiali per farsi fotografare sorridendo a un sole che accecava gli occhi, semi sdraiati sull'esile parafango di una cinquecento verde pisello comprata a rate.
Freak ribelli come macchioline di colore, sfuggite ai pennelli che ingrigivano il mondo, le nuove generazioni sognavano la pace e l'amore universale, dando libero sfogo alla creatività che non piace ai violenti dello Stato, in molte sue parti ancora fascista e mafioso, che si affidò alle bombe per convincere che la pace migliore fosse la sua, quella che vendeva lavatrici e frigoriferi a chi aveva pochi vestiti e solo pane e latte da poter mangiare. 
Le scuole, intanto, assolvevano il compito di dover riempire le menti di emozioni patriottiche, analoghe a quelle sportive che inveiscono contro il nemico col quale si gioca per divertirsi a insultare.
Leggi che incarceravano chi fumava marijuana diffusero l'uso delle droghe vere, quelle chimiche, e i nuovi nati lasciarono marcire i fiori preferendo le spine e i buchi nella pelle, in una tristezza sintetica vicina all'isteria.
Alla moda non parve vero il potersi appropriare della ormai sepolta creatività della generazione del dopoguerra, per riempire le sue passerelle delle parodie che scimmiottavano la sofferta libertà strappando e consumando i jeans nuovi, senza che questi si fossero una sola volta addormentati in un prato sotto alle stelle.
Piercing e tatuaggi, a riempire i vuoti di personalità vestite di finte avventure mai temute, riempiono oggi, deambulando tra le vetrine in saldo dei centri commerciali, i vuoti spazi dei loro desideri di affermazione. Personalità tristi e sole, eccitate dai lustrini che decorano le loro pance gonfie di insoddisfazione, amano per pochi istanti la vita che le deride, mentre guardano sprezzanti dall'alto al basso il proprio, improbabile, futuro.








venerdì 4 marzo 2016

Sul mio aver cambiato idea

Abbandonare un'ideologia non costringe ad abbracciarne un'altra, così come l'aver capito di aver avuto una cattiva idea non necessita che sia sostituita da altre idee. 
Da ragazzo ero un anarchico militante e come è mia tendenza fare lessi tutto ciò che si riferiva all'idea di libertà che gli anarchici hanno e che per essi si poteva concretizzare per vie differenti. Per questo anche tra gli anarchici esistevano tendenze diverse: anarchici situazionisti, commontisti, comunisti, socialisti, comunitari, individualisti, ma libertari lo erano tutti, almeno teoricamente, adoratori di una libertà che contava sull'adorazione della stessa libertà da parte di tutti, che è come dire che il male non esista in quanto possibilità di essere.
L'unico principio dell'anarchismo è nel vietato vietare, giustificato dai cattivi governi che hanno avvelenato di egoismo e desiderio di vendetta l'intera umanità.
Ma la natura implicita all'esistenza è l'espressione di leggi a carattere universale, che non scompaiono solo perché si crede non siano giuste o si pensa che possano essere sostituite dal semplice ignorarne la valenza.
Alcune di queste leggi sono certamente modificabili, quando non siano universali, perché esse sono determinate da un discendere dalle leggi contingenti, come è quella dell'interdivoramento che spinge gli esseri a nutrirsi di altri esseri, ma altri princìpi non potrebbero essere ignorati né elusi, come sono quelli che stabiliscono l'obbligo che a ogni interno corrisponda il suo esterno, al sopra sia sempre da associare il sotto, al bene il male, alla coscienza l'incoscienza e che tutto questo alternarsi di polarità in conflitto tra loro sia funzionale alla complementarità nella quale le opposizioni trovano un equilibrio, destinato a dar modo alla formazione di altri disequilibri da dover ricomporre, nella visuale della possibile riunificazione nel principio dal quale l'opposizione è nata dividendosi e allontanandosi dall'unità generatrice. La scala gerarchica determinata dalla qualità e dalla quantità di ogni realtà considerata può essere ignorata dagli anarchici che rifiutano ogni gerarchia, ma il loro non accettarne le conseguenze non eliminerà quelle conseguenze, le quali costituiranno un ostacolo insormontabile alla realizzazione dell'utopia disegnata e voluta dall'anarchismo.
Bakunin diceva che la natura è imperfetta, perché scatena terremoti e alluvioni e all'uomo spetta di correggerne le intemperanze, e lo affermava nel completo disprezzo della necessità dell’imperfezione necessaria alla possibilità di perfezione.
L'operato della specie umana sulla natura sta distruggendo il pianeta proprio a causa dell'ignoranza dell'umanità, la quale non considera le ragioni d'essere sia degli equilibri che dei disequilibri che inducono al movimento, che è il vitale motore del mezzo esistenziale orientato alla realizzazione della libertà, ma non più di quella libertà vagheggiata da chi la vorrebbe senza leggi, ma l'altra che le è superiore, perché determina quelle leggi come mezzo necessario al superamento consapevole delle restrizioni date dalle stesse leggi, che è ottenibile attraverso la consapevolezza della natura dei limiti individuali, quelli che ognuno deve riuscire a superare per avvicinarsi alla perfezione del proprio stato dell'essere.
La scoperta di questa verità di principio a carattere universale mi ha costretto al dover cambiare idea sulla possibilità e la necessità di realizzare la mia libertà personale, unico modo che consenta di aiutare, facendolo attraverso l'esempio, le libertà altrui.

Così, dopo l'aver compreso l'ineluttabilità delle leggi universali che consentono la vita e il suo possibile perfezionamento, ho giudicato l'anarchismo essere un'ideologia che esclude un aspetto essenziale della verità esistenziale, e poiché ogni ideologia è tale in quanto esclusione di tutto ciò che non le conviene, sono giunto alla conclusione che nessuna ideologia può essere esaustiva nel determinare una via possibile tesa al perfezionamento, individuale prima che collettivo e sociale, della specie umana e dell’essere in particolare.

giovedì 3 marzo 2016

La stessa, identica, cosa

Era vissuto ridendo al pensiero che potesse esserci l'inferno, e gli era sembrata giusta l'interpretazione dei preti che dicevano dovesse essere vuoto, perché così vuole la misericordia divina.
Dunque non si preoccupò del peccato, né del suo essere egoista.
La morte lo colse nel sonno, e gli sembrò la prova che non ci fosse un castigo postumo, tanto superfluo per chi non può più far del male.
Il morire gli aveva sottratto il corpo insieme ai ricordi e gli affetti provati nella vita, ma non l'intelletto che al centro di sé reclamava giustizia.
Non era un luogo quello dove si trovava ora, e non c'erano fiamme a bruciare quello che si era incendiato da sé.
La morte non gli parlava d'altro, e lui comprese quale fosse il compito che l'Amore di Dio gli aveva assegnato: era diventato un angelo custode, e soffriva ogni volta che aiutava qualcuno, patendo le stesse sofferenze che risparmiava agli altri.

Ora era finalmente felice, perché sapeva che l'inferno e il paradiso sono la stessa, identica, cosa.